Una diversa prospettiva per comprendere la mente e il comportamento umano
Quanto conosciamo realmente dei processi che generano i nostri pensieri, desideri e comportamenti?
Siamo abituati a considerare la coscienza come il centro della nostra vita mentale: il luogo nel quale pensiamo, decidiamo e orientiamo volontariamente le nostre azioni. Ma quanto di ciò che accade nella nostra mente non ha origine in processi che non conosciamo direttamente, totalmente generati nella struttura neurosomatica e completamente obbedienti alle funzioni organismiche ad ogni istante dell’esistenza?
Da questa domanda prende forma il Paradigma dell’Oceano Autocosciente (POA), un modello teorico che propongo per rileggere il funzionamento della mente attraverso il confronto tra psicoanalisi, neuroscienze e teoria dei sistemi complessi.
Una mente, un organismo
L’idea fondamentale del POA è che la vita psichica non costituisca una realtà separata dall’organismo biologico. Pensieri, emozioni, desideri, ricordi e decisioni sono espressioni del funzionamento di un unico sistema neurosomatico, continuamente influenzato dalla propria storia e dalle relazioni con l’ambiente.
In questa prospettiva, l’inconscio non è soltanto un deposito di ricordi rimossi o di contenuti nascosti. Designa, in un’accezione più ampia, la configurazione complessiva del funzionamento psichico, i cui processi generativi non sono direttamente accessibili alla nostra conoscenza introspettiva.
Coscienza e consapevolezza: una distinzione
Il POA propone una distinzione tra due concetti frequentemente utilizzati come sinonimi.
La coscienza è il campo fenomenico dell’esperienza soggettiva, nel quale si manifestano le percezioni, gli affetti e gli altri vissuti generati dal funzionamento neurosomatico inconscio.
La consapevolezza è l’insieme dei prodotti rielaborati dell’attività mentale attraverso cui aspetti dell’esperienza diventano riconoscibili, rappresentabili e disponibili alla riflessione, all’introspezione e alla comunicazione intersoggettiva. Questi prodotti, in quanto parte del funzionamento neurosomatico, possono concorrere a modificarne gli sviluppi successivi.
Che cosa cambia nella comprensione della persona?
Se il comportamento umano emerge da un sistema biologico, affettivo e relazionale storicamente configurato, comprenderlo significa interrogarsi sui processi che lo rendono possibile, anziché limitarci a giudicarne le manifestazioni.
Questo orientamento assume particolare rilevanza nella psicologia clinica.
Un sintomo, una difficoltà relazionale o un comportamento ripetitivo possono essere esaminati considerando non soltanto ciò che una persona dichiara di volere, ma anche le condizioni affettive, corporee, ambientali e relazionali che contribuiscono a organizzare il suo funzionamento.
Il cambiamento psicologico può allora essere concepito come una trasformazione di tale organizzazione, alla quale partecipano nuove esperienze, relazioni, apprendimenti e processi di elaborazione.
Una proposta teorica aperta
Il POA non costituisce una teoria scientifica complessivamente validata né pretende di sostituire gli orientamenti psicoterapeutici esistenti.
È una proposta teorica in evoluzione, che cerca di costruire un linguaggio coerente per descrivere il funzionamento psichico inconscio e le sue manifestazioni nell’esperienza soggettiva, nelle rappresentazioni consapevolizzate e nel comportamento, distinguendo le acquisizioni scientifiche dalle interpretazioni e dalle ipotesi ancora da verificare.
Il suo obiettivo è contribuire a una comprensione della persona che non separi la dimensione biologica da quella psicologica, affettiva e relazionale.
Comprendere la mente significa anche comprendere le condizioni attraverso cui possiamo cambiare.

